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Il Sole 24 Ore Shopping 24

Mercati

Lo shopping internazionale

2 aprile 2012




Sì, ok, c'è la crisi. Ma fermarsi non è mai una strategia vincente, figuriamoci nei momenti di difficoltà. Non sorprende, dunque, che nonostante l'industria retail non stia passando uno dei suoi momenti migliori, le strategie espansive dei maggiori retailer mondiali continuino e puntino sul lungo periodo. Con alcune tendenze che vanno rafforzandosi. "Molti retailer di alto livello – sostiene James Dolphin, responsabile settore retail per Jones Lang LaSalle, che ha svolto una ricerca specifica analizzando ben 55 mercati europei – accetteranno unicamente spazi flagship (cioé monomarca, ndr) nelle migliori location e niente di meno". Il che a sua volta non è privo di conseguenze: si mantiene e anzi in alcuni casi si rafforza la pressione al rialzo sui canoni nelle location di primissima fascia, mentre in quelle secondarie si registrano tassi di sfitto abbastanza sostenuti, in corrispondenza a una minore richiesta di spazi. 

Una polarizzazione che si evidenzia a livello sia dei paesi sia delle singole città e che è acuita da un altro dato, la relativa modestia della pipeline di nuovi sviluppi di centri commerciali, soprattutto nei mercati occidentali più maturi. Dopo anni e anni di sviluppo di progetti non sempre di prima qualità, i centri di prima e anche di seconda generazione cominciano ormai ad essere vecchiotti, a tradire tutti gli acciacchi dell'età in termini di formula superata e scarsa attrattività per i consumatori finali e, di conseguenza, per i retailer. Difatti, là dove sono stati realizzati centri commerciali all'insegna di schemi super moderni – è il caso del Westfield Stratford a Londra e del Marmara Forum a Istanbul – l'interesse del mercato si è fatto subito sentire. Anzi, succede che proprio la disponibilità di strutture top favorisca l'ingresso in nuovi mercati da parte dei brand internazionali. E torniamo così a quanto dicevamo all'inizio, all'esigenza cioè che i retailer, alla ricerca di maggiori potenziali di vendita, hanno di espandersi al di fuori dei propri mercati nazionali e anche dei mercati già consolidati. Nell'ultimo anno, retailer europei come Desigual, Inditex, Fast Retailing, Bestseller, H&M, G-Star e Superdry hanno tutti tentato la via dell'espansione. 

I campioni in questo sport sono decisamente gli Stati Uniti, che coprendo circa il 20% della presenza di retailer internazionali sono ad oggi i principali esportatori. "Ad avere portato gli Usa al primo posto in classifica – continua Dolphin – sono marchi come Forever 21, Hollister, Apple, Disney ed Abercrombie & Fitch". Senza trascurare Starbucks, Timberland, Gap. Ma dopo gli Stati Uniti, il secondo posto tra i principali paesi d'origine dei retailer internazionali è occupato dalla cara, vecchia Inghilterra. Seguono Germania, Spagna, Francia e, buona sesta, Italia. L'Italia piazza invece ben due città, Milano e Roma, nella classifica delle destinazioni europee maggiormente in grado di attirare i retailer internazionali. Dopo Londra, Parigi, Mosca e Madrid, Milano guadagna la quinta posizione, mentre la capitale deve accontentarsi della decima, battuta da Barcellona, Istanbul, Monaco, Praga. E' chiaro che Roma potrebbe e dunque dovrebbe fare di meglio. 

E proprio in Italia è appena stato inaugurato a La Spezia il nuovo centro "Le Terrazze", superficie totale di oltre 38mila metri quadrati già affittati per il 98%: 102 negozi, di cui 60 nuovi brand per la città e 37 unità in franchising, oltre a un centro fitness con piscina interna. Tra i marchi che hanno scelto di aprire alle Terrazze, Mediaworld, H&M, Cisalfa Sport, Benetton, La Feltrinelli. Il centro ha comportato un investimento complessivo di 150 milioni e si è sviluppato grazie a una joint venture paritetica tra Sonae Sierra, operatore internazionale con quartier generale in Portogallo, e l'olandese ING Real Estate. 

 

Giovanna Guercilena
Si occupa di giornalismo economico cercando di allargare lo sguardo al mondo. Scrive in mercati, formazione, tendenze e interviste.
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