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La mobilità sostenibile? Inizia dall'abito

11 aprile 2012




Veramente il sospetto era già venuto anche a noi: ormai sono almeno 20 anni che le camicie da uomo senza taschino sul cuore sono perennemente in svendita ovunque. E la ragione è molto semplice. Sono almeno 20 anni che tutti "indossiamo" un cellulare, e se per le signore il posto più naturale dove tenerlo è la borsetta, per gli uomini, soprattutto in estate quando non si usa la giacca, l'unico posto sensato è il taschino della camicia. A meno che uno non indossi pantaloni cargo con tasconi militari o non tenga un fodero o una giberna in cintura... In qualsiasi caso le camice con taschino, un quarto di secolo fa considerate un po' nerd (utilizzate solo da quelli che riempivano il taschino di penne, matite e calcolatrice) oggi sono la regola. Quelle con doppio taschino, prima considerate un po' troppo paramilitari da usare in ufficio, oggi sono molto à la page.

Eppure in questi 25 anni non sono in molti ad essersi accorti di quanto l'evoluzione tecnologica abbia influenzato il nostro modo di vestire. Ci ha pensato il GSI (Global Innovation Series) con un articolo sul blog http://mashable.com/global-innovation/ il centro studi sponsorizzato dalla casa automobilistica tedesca BMW, il suo sito Social bmw-i.com e l'indirizzo Twitter @BMWi. La scusa è la mobilità sostenibile, l'idea è che nuovi abiti possano aiutare a muoversi meglio in città, che il concetto di fashion (moda) possa essere superato da quello di function (funzionalità). Ma non rischiamo di sembrare tutti delle comparse di vecchi film di fantascienza di serie B? E l'idea non sarà un po' troppo tedesca per funzionare?

L'articolo di Laura Dell, in realtà è allo stesso tempo affascinante e un po' fuorviante, perché se l'assunto è assolutamente vero (sempre di più finiremo per vestirci in maniera compatibile con i device tecnologici che ci portiamo addosso) i risultati sono forse un tantino ridicoli, un po' troppo voluti e compiaciuti per prendere piede. Ma naturalmente a sbagliarmi potrei essere io, e nella lista dei fantasmagorici tecnoindumenti futuribili presentati, definiti dalla stessa autrice "degni dell'ispettore Gadget", qualcuno potrebbe effettivamente essere in agguato nel nostro futuro. Io mi limiterò a fornire un breve elenco. Per il resto giudicate voi.

  • Tuta da jogging hi-tech: ricarica il vostro iPod intanto che correte;
  • Tuta da jogging che genera elettricità per alimentare led anteriori e posteriori e segnalare la presenza dell'atleta in strada di notte;
  • Bikini fotovoltaico con attacco USB per ricaricare qualsiasi apparecchio elettronico mentre si prende la tintarella;
  • Stivali di gomma con dinamo incorporata per ricaricare il cellulare quando piove: non a caso lanciati dalla compagnia telefonica inglese Orange in occasione del festival musicale estivo di Glastonbury (all'aperto);
  • Abbigliamento giapponese marca Uniqlo: grazie ai tessuti hi tech filtra i raggi Uv funzionando come filtro solare, allo stesso tempo può fornire riscaldamento al corpo sfruttando la traspirazione corporea;
  • La sciarpa da collo imbottita, svedese, che funziona come un airbag per i ciclisti, gonfiandosi in caso di caduta. Disponibile anche nella versione che funziona come un casco;
  • La giacca sportiva con marsupio ribaltabile incorporato  sullo stomaco per trasportare e consultare il tablet in qualsiasi momento senza gravare di pesi la schiena.

Naturalmente il sospetto che in tutto questo ci sia lo zampino di Q, l'instancabile inventore di gadget dei film della serie di James Bond, è assolutamente giustificato...

Giovanni Medioli
Giovanni Medioli, giornalista esperto di finanza e credito, blogger, coordinatore della “Guida del Sole 24 Ore a Basilea 2” e coautore della “Guida Pratica del Sole 24 Ore al credito alle Pmi”.
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